Archivio delle presenze
Scheda opera · Codice: VC-014-2026 · Serie VC
Dati principali
Titolo: Archivio delle presenze
Artista: Aston F. Deane
Anno: 2026
Tecnica: opera digitale originale – manipolazione fotografica
Supporto: stampa a scelta del collezionista (formato e materiale)
Provenienza: direttamente dall’artista
Seriale archivio: VC-014-2026
Hash SHA-256 file master: Assegnato
Status: Disponibile
Torna alla galleriaDescrizione
In Archivio delle presenze l’immagine nasce da un codice a barre: il dispositivo per eccellenza dell’identificazione commerciale, della serialità e del controllo. La scelta del pacchetto di sigari Toscani Garibaldi introduce una tensione radicale tra mito storico e riduzione numerica. Garibaldi, figura fondativa dell’identità nazionale, viene tradotto in linee verticali, ritmo industriale, pura leggibilità per la macchina. L’intervento cromatico dissolve la funzione originaria del codice: le barre non servono più a essere lette, ma a essere guardate. Diventano colonne, presenze, tracce ritmiche. Il colore interrompe la neutralità dell’oggetto e lo trasforma in un campo di memoria visiva, dove ogni linea è un frammento di esistenza registrata ma non più nominabile. L’opera si muove tra ordine e disfacimento: ciò che doveva essere perfettamente misurabile diventa instabile, emotivo, quasi corporeo. Il codice a barre, simbolo di anonimato, viene così restituito a una dimensione umana, imperfetta, irriducibile.
Note concettuali
Per l’autore, Archivio delle Presenze è una riflessione su come la storia venga archiviata nel presente. Il codice a barre rappresenta il punto finale della trasformazione: l’eroe, il marchio, la tradizione ridotti a sequenza numerica, a dato. Ma l’intervento artistico rompe questa linearità: il codice non classifica più, testimonia. Le “presenze” del titolo non sono persone identificabili, ma segni di passaggio: il gesto di acquistare, consumare, ricordare senza sapere esattamente cosa si ricorda. Garibaldi non è raffigurato, eppure è ovunque, dissolto nelle linee che lo sostituiscono. L’autore archivia non l’immagine dell’eroe, ma la sua assenza trasformata in sistema. L’opera suggerisce che oggi la memoria non si conserva nei monumenti, ma nei codici: e che l’arte può ancora interrompere la loro funzione, restituendo alle linee un peso simbolico, fragile e umano.