Residuo verticale (Garibaldi, ammezzato)
Scheda opera · Codice: VC-017-2026 · Serie VC
Dati principali
Titolo: Residuo verticale (Garibaldi, ammezzato)
Artista: Aston F. Deane
Anno: 2026
Tecnica: opera digitale originale – manipolazione fotografica
Supporto: stampa a scelta del collezionista (formato e materiale)
Provenienza: direttamente dall’artista
Seriale archivio: VC-017-2026
Hash SHA-256 file master: Assegnato
Status: Disponibile
Torna alla galleriaDescrizione
Quest’opera si presenta come una figura solitaria e frammentata, un sigaro Toscano Garibaldi ammezzato che emerge da un campo cromatico violento e innaturale. La verticalità, già centrale nelle opere precedenti della collezione, qui non è più stabile né integra: è una colonna interrotta, segnata, quasi ferita. Il colore esasperato — blu elettrico, viola saturo, bianco bruciante — dissolve ogni riferimento realistico e trasforma l’oggetto in una presenza quasi spettrale. La superficie del sigaro appare consumata, irregolare, attraversata da stratificazioni cromatiche che sembrano raccontare il passaggio del tempo e dell’uso. La base, fluida e instabile, suggerisce una perdita di equilibrio: ciò che prima era asse e totem ora diventa residuo, testimonianza di un gesto già avvenuto. L’immagine non rappresenta l’atto del fumare, ma ciò che resta dopo: una forma che resiste pur essendo incompleta. Nel contesto della collezione, l’opera segna un momento di transizione, in cui l’identità dell’oggetto si frantuma senza scomparire.
Note concettuali
Per l’autore il Toscano ammezzato è simbolo di interruzione e scelta. È il segno di un tempo spezzato, di un’esperienza non portata fino in fondo ma comunque irreversibile. A differenza del sigaro intero, che incarna la potenzialità, e di quello consumato, che diventa memoria, l’ammezzato rappresenta una soglia: tra presenza e assenza, tra forma e dissoluzione. Quest’opera approfondisce il tema centrale della collezione dedicata al Garibaldi: l’oggetto quotidiano come archivio di gesti, decisioni e tracce. Qui il sigaro non è più solo materia, ma diventa metafora dell’identità umana stessa: incompleta, segnata, eppure ancora verticalmente presente.